AVERE UN PROGETTO E COSTRUIRSI …grazie alla psicoterapia

Il termine progetto è strettamente connesso con la possibilità di decidere e di scegliere per la nostra vita. Kierkegaard ponendo al centro del pensiero universale il singolo individuo, premette che una scelta è sempre preceduta da un’altra scelta. La successione di scelte porta alla decisione, cioè alla realizzazione del progetto.

Ogni persona quando inizia una terapia porta un disagio, un problema da risolvere, un conflitto da elaborare. A livello emotivo però porta anche una richiesta più importante: essere aiutato a riconoscere il proprio progetto di vita e successivamente essere aiutato a realizzarlo.

Il percorso terapeutico funziona per processi:

1 ricostruire il Passato dal Presente per comprendere meglio il futuro;

2 trasformare il passato per modificare il presente;

3 creare una continuità tra passato e presente attraverso la progettualità.

Pertanto l’obiettivo di una psicoterapia non dovrebbe essere quello di risolvere i problemi che un paziente porta in psicoterapia, ma aiutare il paziente a far in modo che la propria emotività raggiunga l’obiettivo di sviluppare : la capacità di amare se stesso, la capacità di amare gi altri e la capacità di essere amato.

Il progetto non può essere confuso con il sogno: il sogno nasce dalla nostra fantasia ed è slegato dalla realtà, il progetto è frutto dell’impegno e della pazienza. Non solo ma esso è il derivato di una crescita individuale, di una scelta generata all’interno di un percorso personale. All’interno di noi alberga il nostro progetto personale: esso va prima identificato e poi realizzato. A volte la nostra emotività ci lancia dei messaggi per farci comprendere che non stiamo vivendo la vita seguendo i nostri veri desideri profondi. Quando il corpo non è in salute spesso esprime anche un malessere spirituale più profondo. Il conflitto irrisolto, il problema grazie a cui si inizia una psicoterapia, spesso nasconde l’esigenza di far emergere il nostro progetto personale; allora i conflitti coniugali, l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico, l’insoddisfazione personale, sono il messaggio che la nostra inconsapevole emotività ci manda per far emergere la nostra parte più profonda e vera.

Quando la psiche vive un disagio dobbiamo pensare che sta cercando di comunicarci una sofferenza dell’anima che non vogliamo affrontare.

Per identificare il nostro progetto esistenziale dobbiamo prima distinguerlo dal falso progetto legato: alle aspettative altrui, del progetto genitoriale, su cui per tanti anni abbiamo costruito la nostra identità e le nostre relazioni interpersonali. Nell’abbandonarlo la paura che proviamo è quella di contattare il vuoto, di essere rifiutati e abbandonati dagli altri, di essere criticati. Ma anche quello di essere cattivi perché si deludono le aspettative altrui, perché non si esaudiscono i desideri delle persone significative. Non solo ma rendere concreto il nostro progetto di vita, dipende dalla capacità che abbiamo di identificare e gestire il nostro orgoglio narcisistico. E’ proprio l’orgoglio narcisistico che ci fa dire: “io sono sufficiente a me stesso/a, non ho bisogno degli altri; io non devo chiedere scusa a nessuno; io ho sempre ragione e ciò conta più che di essere felice”. Il nostro progetto di vita si palesa a noi solo grazie al superamento del nostro orgoglio narcisistico attraverso l’elaborazione del dolore.

La realizzazione dei nostri progetti dipende da quanto noi decidiamo di investire, dall’impegno, dalla costanza che ci mettiamo giorno dopo giorno, ma anche da quanto ci concediamo, cioè da quanto sentiamo di meritarlo.

Avere un progetto
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