DA BRUCO A FARFALLA…

Nel conoscere l’Altro, il funzionamento del nostro cervello ci fa percepire il nuovo in modo che sia il più possibile uguale a noi, mostrandoci eventuali differenze come un pericolo. La paura della diversità è la paura di noi stessi, se non siamo in pace con quello che di noi non accettiamo, ci troveremo sempre nella condizione di escludere, rifiutare, criticare il diverso. Perdendo così anche la possibilità di crescere ed arricchirci emotivamente attraverso il confronto.

Ogni cammino umano è rivolto alla consapevolezza. Per poter ambire alla felicità, il “diverso” deve riconoscere se stesso, accettare la propria natura, ricercare persone disposte ad amarlo per quello che è, superando le difficoltà dell’ “inverno”.

Chi può riconoscersi nella definizione di diverso?

  Omosessuali, disabili, stranieri, ma anche figli che non vogliono seguire le orme dei genitori, giovani che non accettano l’ideologia o le mode dell’ambiente in cui vivono, gente che non vuole adeguarsi alle regole imposte dagli altri, sognatori che non scendono a compromessi.

Diverso è anche chi ha una spiccata sensibilità ed è inserito in un ambiente aggressivo e superficiale, o una persona speciale in un gruppo di mediocri.

Può sembrare paradossale ma anche un individuo che ha “qualcosa in più”, come il genio, una persona particolarmente intelligente può percepirsi come diverso e pertanto sviluppare un complesso d’inferiorità.

Il “complesso del talento” consiste nella sofferenza profonda di sentirsi intellettualmente diversi per una superiorità cosciente o inavvertita.

 In alcuni casi, il soggetto è consapevole delle sue “doti, ma considera rischioso manifestarle”.

In altri casi i giudizi negativi dell’ambiente hanno effetti più gravi e possono indurre un’intima e sofferta convinzione di non valere. Oppure la discriminazione del genio può riguardare i rapporti interpersonali. Il classico “primo della classe”, escluso dalla vita sociale ed affettiva del gruppo classe. Il riconoscimento intellettuale c’è, ma è pagato a caro prezzo, con l’isolamento dagli amici, e con il rischio di incidere negativamente anche nella vita amorosa.

Nessun essere umano può vivere da solo, ma d’altra parte non si può vivere con tutti, non si può essere in sintonia con tutti.

L’incontro con i propri simili rimane fondamentale per un sano equilibrio affettivo e psicologico. Il diverso deve poter affermare la propria individualità, ma nello stesso tempo sentirsi accettato nel gruppo di appartenenza.

La scoperta dei propri simili spesso può portare a una volontaria ghettizzazione o alla creazione di un’ennesima casta chiusa. Per questo è auspicabile che, anche dopo aver trovato la propria “famiglia”, non si rinunci al confronto con chi è diverso da noi.

Se dovessimo sintetizzare il percorso di crescita umana e spirituale che porta dal riconoscimento della propria diversità, alla costruzione della propria identità, all’amore verso se stessi e alla realizzazione del proprio progetto personale, i passi da percorrere potrebbero essere:

- conoscere e superare le conflittualità interne, cioè ammettere alla propria coscienza il nostro modo unico ed originale di essere nel bene e nel male, anche se diverso da quello del proprio gruppo di appartenenza. Anche se non soddisfa le aspettative genitoriali, le esigenze altrui ed il nostro ideale di perfezione, che tra tutti è il tiranno più severo, castrante e opprimente;

- superare la paura di essere diversi, perché in realtà si è unici, cioè accettare se stessi ed amarsi completamente, anche nella parti immature, sbagliate, non comuni, non desiderabili, malate;

- superare le convenzioni ed i condizionamenti di essere come gli altri, di essere sbagliati perché non si assecondano le aspettative genitoriali o il severo ideale di perfezione;

- identificarsi nell’Io , cioè ritrovare se stessi accettandosi ed amandosi completamente per quello che si è e non per quello che si dovrebbe essere, o che sarebbe più semplice essere;

- contattare il proprio progetto personale di vita, che va individuato e realizzato;

- ritrovare i propri simili cioè una famiglia spirituale, o gruppo a cui si può scegliere di appartenere, in cui quella diversità venga accettata, valorizzata, vissuta come un dono. A volte con la propria famiglia d’origine questo passaggio non è possibile compierlo. A volte oltre alla famiglia reale, occorre affiancare una famiglia “sostitutiva” che ci permetta di non sentirsi diversi, strani, inadeguati, non compresi, amati parzialmente, ma al contrario in perfetta sintonia con sé e con gli altri.

Da bruco a farfalla
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