LA MADRE : RELAZIONE TRA MADRE E FIGLIA

Quando una bambina/o viene al mondo è in simbiosi con la propria madre. In un secondo tempo si separa e inizia il processo di individuazione della propria persona e della propria identità. A questo punto il legame con la propria genitrice può assumere diverse connotazioni. La stragrande maggioranza di questi legami segue percorsi che rientrano nella norma. In alcuni casi invece, il rapporto madre-figlia può essere problematico. Quando una madre si dedica completamente alla cura della figlia più di quanto si dedichi a se stessa, allora si parla di una madre " più madre che donna", per la quale il ruolo di madre prende in modo netto il sopravvento sull'essere donna. Queste mamme non favoriscono il normale processo di separazione dalla simbiosi, così facendo commettono nei confronti delle loro figlie quello che si definisce: " abuso narcisistico". Esso prevede carenza di amore reale per il figlia, generando nella prole, depressione e disistima. La figlia cercherà in tutti i modi di realizzare i sogni della genitrice, nel vano tentativo di diventare degna di un amore che in realtà sarà destinato a rimanere non corrisposto.

Esistono anche madri " più donne che madri" che investono tutta la loro vita in una passione rappresentata non dalla figlia, ma da un uomo o da una professione o da qualsiasi altro che possa costituire la loro unica ragione di vita. Anche in questo caso per la figlia diviene difficile costruire la propria identità dovendo lottare non per liberarsi da una simbiosi ma, all'opposto, per "identificarsi" prima e separarsi poi. Ci si può distaccare dalla propria madre solo dopo che ci si è legate a lei.

Altre madri cercano di rivivere la loro giovinezza perduta attraverso la vita delle loro figlie.
 Possono cercare di essere più amiche che madri, di indirizzare la vita delle figlie per vivere ciò che a loro è stato negato. 
La figlia può allora combattere per difendere e proteggere la sua identità, far valere i suoi bisogni o identificarsi con quelli della madre. Per una figlia comunicare ‘ io sono diversa’ quando dall’altra parte viene attaccata, rimproverata, giudicata porta a un disagio profondo.

Una donna (e anche un uomo naturalmente) diventa autonoma e adulta (in genere dovrebbe avvenire tra i 25 e i 30 anni di età) quando accetta la responsabilità per ciò che pensa, decide e fa senza continuamente dare la colpa ai suoi genitori per ciò che non ha avuto o che poteva avere. Se la cosa più difficile per una madre è lasciar vivere la figlia come persona nel rispetto della sua unicità, per una figlia è altrettanto complicato comunicare a sua madre “io sono diversa da te”, soprattutto quando dall’altra parte viene criticata e giudicata. Essere madre vuol dire trasmettere il proprio bagaglio di vissuti, esperienze, contraddizioni e conflittualità, ma anche la propria capacità di riconoscenza, di accettazione dell'altro e di gratitudine. Solo quando una figlia avrà costruito la propria identità, differenziandola dalla propria figura materna, allora potrà riconoscere e accettare tollerandolo, l'amore "imperfetto" della propria madre, vivendone appieno tutte le sfumature, anche quelle più scomode e dolorose.

rapporto madre figlia
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