IL PADRE: RAPPORTO PADRE-FIGLIO

Il rapporto padre-figlio da sempre è stato oggetto di approfondimento di tutte le culture. Per sua natura, l’orgoglio paterno si rivolge in modo più incisivo nei confronti del figlio, piuttosto che verso la figlia. L’importanza del figlio maschio per il padre sta nel fatto che ambedue appartengono allo stesso genere sessuale: il maschile.

Il papà vive il proprio figlio come parte del proprio Sè contribuendo così alla formazione del rapporto padre-figlio dove l’uno si identifica con l’altro.

I padri prediligono giochi motori con i figli. In tal modo riescono a superare l’aggressività che gli uni provano per gli altri. Il gioco così diventa un modello verso il quale il figlio può identificarsi, rappresenta il modo in cui gli impulsi distruttivi si possano trasformare in impulsi costruttivi.

Il figlio è spinto dall’ammirazione nei confronti del padre. Ma ad un più attento esame, si noterà come attraverso il gioco la naturale ambivalenza verso il padre, porterà il figlio ad esprimere in modo velato l’aggressività verso il proprio genitore. Tutti quei sentimenti contraddittori che il bambino prova : ammirazione-paura, piccolezza-grandezza, potenza-impotenza, connotano il rapporto padre-figlio. Tutto l’impegno del figlio è rivolto da un lato a cercare di sottrarre se stesso dal condizionamento del padre e dall’altro dal diventare come lui. L’assenza di un sano confronto d’altra parte, derivante dalla bassa autostima del padre, spesso può essere più deleteria di un eccesso di autorità, poiché ai figli mancherà amore per se stessi e sarà presente una fragilità eccessiva nei confronti di situazioni frustranti.

Inoltre la mancata interiorizzazione di una sana aggressività da parte del figlio comporterà seri problemi nella sfera sessuale e nell’identità di genere. Non dimentichiamo che per tutti i padri: autoritari, permissivi, narcisistici che siano, il desiderio di plasmare il loro figli “a loro immagine e somiglianza” come ci deriva dalla cultura, è una tendenza molto diffusa. Questo perché permette a tali padri di appropriarsi illusoriamente di una capacità creativa, in netta competizione con quella materna (la vera capacità creativa), che possa permettere loro di rivivere se stessi attraverso i figli, vincendo così la morte grazie all’eternità. Con la nascita della paternità il figlio non può tradire l’aspettativa del padre: essere ciò che il padre vuole che il figlio sia. Solo quando il padre tollererà la frustrazione di rinunciare a tale aspettativa che il figlio potrà trovare la propria strada, provando così un profondo orgoglio verso la propria discendenza.

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