I GENITORI E L'ASCOLTO DEI FIGLI

Noi genitori dobbiamo essere convinti che le regole che vogliamo dare siano giuste, altrimenti non riusciremo neppure a trasmetterle ai figli. Se una regola non è stata dentro di noi accettata profondamente, se non è stata vissuta, non è considerata buona dal genitore, non possiamo pensare di poterla trasmettere con efficacia e cosa più importante non sarà possibile farla rispettare ai nostri figli.

Accettato il fatto che i bambini come gli adolescenti hanno bisogno di regole e di fermezza per diventare degli adulti responsabili, la cosa più difficile è dare regole giuste e farle rispettare. A volte, i genitori si sentono in colpa quando devono imporsi su un figlio, temono che contrariandolo perderanno stima e affetto per loro, temono che il legame possa incrinarsi perché gli si chiede una rinuncia o una frustrazione. Sono questi genitori che subiscono i figli e la loro “dittatura”. Insicuri ed incerti rispetto alle richieste dei loro figli.

Se il genitore non riesce a dare regole e a farle rispettare, deve chiedersi perché. Questo è legato al vissuto con le nostre figure genitoriali. LA domanda da porsi è:

come abbiamo vissuto le regole ?

Come ci siamo sentiti se siamo stati ignorati e non ci hanno dato regole, indicazioni, una guida perché poi non gli importava molto di noi? Abbiamo ricevuto un'educazione troppa severa con punizioni fisiche e allora abbiamo rifiutato in toto quel tipo di educazione oppure nostro malgrado la replichiamo, perché quello è il modello che conosciamo? Abbiamo ricevuto un'educazione troppo permissiva per cui manca a noi la forza e la consistenza per dare regole giuste ai nostri figli? La prima regola è pensare che possiamo fare degli sbagli anche se noi siamo certi di fare bene. I modelli genitoriali introiettati si ripetono necessariamente, da lì possiamo scoprire le nostre difficoltà e i nostri limiti, occorre a volte sbagliare per poter capire e trovare modalità più efficaci.

Occorre metterci sempre in discussione, perché questo ci aiuta a chiedere, a informarci a confrontarci con altri.

A tal fine basilare è l’ascolto. Ascoltare i nostri figli è un’arte. Dobbiamo essere pronti a sospendere ogni nostro giudizio, ogni valutazione, ogni idea preconcetta, in una parola dobbiamo sgombrare la mente da tutti gli anni di esperienza vissuta come figli. Perché i nostri figli sono figli diversi da quelli che siamo stati noi.

Ascoltare non vuol dire stare zitti. Significa interessarsi realmente ai pensieri che i nostri figli ci comunicano.

L’ascolto attivo-profondo permette di instaurare con il figlio un rapporto significativo in cui possa esprimere il suo mondo interiore, le sue paure, i suoi dubbi, i suoi disagi, le sue gioie ecc.

Per attuare l’ascolto attivo-profondo occorre tenere presente quattro elementi: l’amore, l’attenzione, l’umiltà e il silenzio.

L’amore fa sì che il figlio percepisca di essere accettato, amato e possa fidarsi e con-fidarsi, perché non si senta valutato, giudicato e sottoposto a critica.

L’attenzione partecipe e attiva ma non invadente del genitore, permette di trasmettere il vero interesse per quello che sta dicendo.

Pazienza nel registrare tutto ciò che i nostri figli ci dicono, ed anche e soprattutto quello che apparentemente non sembra essere significativo.

L’umiltà del genitore gli permette di pensare che può imparare molto dal figlio e di non pensare di sapere già tutto. Un aspetto che bisogna cambiare è il pregiudizio di pensare, che si è già in possesso della verità per cui ci si chiude e non ci si permette di crescere attraverso il confronto.  

Saper attendere dopo avere imparato a distinguere ciò che di pregnante emotivamente i nostri figli ci rendono partecipi.

Il silenzio, fare silenzio dentro noi stessi per mettersi nella condizione di fare spazio per accogliere ciò che noi e figli ci diremo.

Occorre dedicare del tempo necessario perché avvenga la comunicazione e mettersi nella disponibilità di ascoltare. Sentire di voler accettare il mondo del figlio, decidere di volerlo aiutare. Non incalzare ma dargli il tempo di guardarsi dentro ed aspettare affinché emergano le emozioni sia quelle positive che quelle negative. Se il figlio ha un problema che lo preoccupa, se comincia a parlare, a far uscire le emozioni, il blocco emotivo comincia a dissolversi. Poter esprimere un problema è iniziare a superarlo, perché esponendolo si opera già una prima separazione dal disagio. La sfida dell’ascolto non è quello di arrivare ad una soluzione ma quello di stare dalla parte del figlio.

Occorre ascoltare senza interferire, senza interrompere, senza invadere. Il genitore è accogliente, paziente e tollerante, rispetta la dignità e l’integrità del figlio. Occorre che il genitore metta da parte i propri pensieri, i propri sentimenti e si concentri sul messaggio del figlio; solo allora potrà percepire il significato che il figlio intende dare alla propria comunicazione.

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