RAPPORTO PADRE-FIGLIA

Il rapporto padre-figlia non è connotato dagli aspetti narcisistici come quello con il figlio maschio. Il padre nella figlia non vede se stesso ma altro da Sè, il diverso. L’uomo guarda la figlia stupito e la tiene tra le sue braccia in modo diverso rispetto a come tiene il figlio. La figlia appare fragile ed il padre è rigido nel sostenerla. La figlia è come un fiore delicato, puro, simbolo di simpatia e fertilità nonchè di rinascita. Il papà ne è rapito, non padroneggia i sentimenti che avverte, ne è semplicemente attraversato. Teme il grande ascendente che la figlia ha nei suoi riguardi.

Un padre in contatto con se stesso si sentirà ben presto “miracolato”, per aver ricevuto in dono una creatura che darà a lui la possibilità di identificarsi con un femminile che per troppo tempo egli ha dovuto negare a se stesso. La figlia insegnerà al padre ad abbracciare un mondo emotivo che per troppo tempo ha dovuto rimuovere. Attraverso questo processo sia il padre che la figlia si costruiranno un’ immagine ben definita l’uno nei confronti dell’altro. Ambedue svilupperanno una sicurezza che consentirà loro di superare conflitti e incomprensioni.

Nel rapporto padre-figlia la figlia mitiga la naturale aggressività del padre attraverso la civetteria ed i modi gentili e delicati. Le figlie desiderano i padri accoglienti, tolleranti, protettivi, forti, ma anche assertivi e fermi, almeno fino a quando l’idealizzazione lo permette.

In un secondo tempo, verso il periodo della pubertà, le figlie così come i figli, adeguano la loro percezione idealizzata del genitore alla realtà e, con le prime delusioni si arriva alla scissione. Si comincia a percepire il padre come: “padre buono” distinto dal “padre cattivo” .

In genere i padri sono felici di idealizzati, ma ciò non è né sano nè costruttivo per le loro figlie. Al contrario tornare ad una visione realistica del padre, completa di aspetti positivi e negativi, è fondamentale per un sano sviluppo psicologico; anche se prevede nel suo percorso sia un distacco emotivo tra le parti, sia una delusione reciproca. Così dopo aver risolto in modo adeguato il conflitto dovuto alla separazione, la figlia potrà sperimentare la propria autonomia emotiva dal padre e aprirsi ad una relazione sana e appagante con il proprio partner. Il padre dal canto suo, dovrà ricostruire la propria identità paterna facilitando l’ingresso della figlia nella età adulta,

Dalla descrizione finora fatta, emerge che il rapporto padre-figlia rispetto al rapporto padre-figlio risulta prevalentemente basato su connotazioni emotive e seduttive.

Diverso invece è lo sviluppo psicologico della figlia quando il percorso devia su strade meno sane. Sono tanti gli esempi che indicano un problema irrisolto con la figura paterna: quando le donne scelgono un partner molto più adulto e attraverso questo legame cercano di vivere un rapporto con il paterno non goduto o dal quale non ci si è svincolati.

Oppure al contrario le figlie di padri assenti e distanti, per riparare al vuoto vissuto, comprendono che debbono darsi da sole ciò di cui necessitano. Per questo possono sviluppare un forte principio maschile diventando intelligenti, colte, professioniste, capaci, forti, coraggiose per supplire in questo modo alla deficienza incontrata. Si definiscono “Amazzoni corazzate” e recuperano l’assenza ed il bisogno del padre, interiorizzando un principio maschile forte. Questa corazza funziona come guscio protettivo dalla paura di essere rifiutate o abbandonate dal genitore, è una difesa dalla loro vulnerabilità e fragilità.

Ed ancora alla assenza del padre la figlia può reagire anche diventando la “Puella”, cioè l’eterna fanciulla che non si assume la responsabilità della propria vita. Non avendo interiorizzato il maschile, diventa una donna senza forza, decisione e disciplina, una donna dipendente e senza identità.

Poi ci sono i padri seduttivi ed incestuosi che fisicamente o psicologicamente legano le figlie a sé. Essi non soltanto impediscono il distacco dalla madre, ma utilizzano la figlia, con il premio di essere la prediletta, allo scopo di perpetuare la loro propria immaturità e fragilità. Le figlie accettando, tale patto incestuoso, rinunciano alla propria vita affettiva.

Altri padri possono risultare particolarmente assenti nel momento cruciale in cui le figlie si affacciano all’età adulta. Siamo di fronte ad un padre che egoisticamente si bea dell’amore che la figlia gli rivolge. Egli non la lascia crescere illudendosi di permanere in questo paradiso fittizio. Il ritorno al materno da parte della figlia è possibile ma il senso di svalutazione che ristagna dentro se stessa nei confronti della madre la porterà comunque a cercare un apprezzamento del padre che non giungerà mai. In tal caso la figlia cercherà di identificarsi con il padre e con i suoi valori, rifiutando la propria femminilità e costringendosi ad una vita affettiva difficile e faticosa, accompagnata da profondi sentimenti di inadeguatezza.

Un’altra tipologia è quella costituita dai i padri “romantici” eterni bambini, che evitano conflitti e responsabilità. Essi si trasformano in figli per le loro mogli e affascinano le loro figlie con i loro comportamenti. Tali padri generano nelle figlie insicurezza, bassa autostima e fragilità emotiva. Spesso queste figlie si sceglieranno partner le cui abilità e capacità sono inesistenti dovute ad una scarsa capacità critica, andando incontro a rapporti frustranti e dipendenti che sfociano inevitabilmente in una successione di delusioni.

All'opposto si collocano quei padri rigidi e autoritari, la cui educazione è imperniata su concetti quali dovere, obbedienza e razionalità, padri che allontanano e deridono tutto ciò che è spontaneo, creativo, sentimentale. Si aspettano il successo delle figlie, l'aderenza alle regole sociali e tradizionali, leggono con disprezzo ogni segno di debolezza e diversità e castigano duramente eventuali comportamenti disubbidienti. Alcune figlie tentano di ribellarsi ma per lo più rimangono imprigionate nella gabbia dell’odio verso il paterno. Sono donne che nascondono la paura di essere abbandonate, la loro fragilità ed il bisogno di essere amate con pesanti corazze. Nonostante siano persone capaci, ben orientate nel mondo lavorativo, efficienti, competitive, trascurano i lati più spontanei e creativi della personalità. Sempre severe con se stesse e con gli altri, a livello cosciente crederanno forse di essere alla ricerca di un uomo totalmente diverso (creativo, non convenzionale, spontaneo e sensibile), ma troppo spesso il partner scelto rivela prima o poi inaspettate somiglianze col padre. Oppure al contrario vivono in un perenne odio verso l’uomo, in una guerra continua e squalificante con l’altro sesso. Altre figlie invece si sottomettono al volere del "padre autoritario" e difficilmente saranno in grado di sottrarsi al condizionamento e a fare delle scelte di vita autentiche. Il rapporto con l'uomo sarà anche in questo caso difficile e sofferto: sceglieranno partner crudeli che le faranno soffrire, con il solo intento inconscio di rimanere tutta la vita a crogiolarsi nel ruolo di vittima.

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